Articolo pubblicato sul N°63 di CarpaXTutti Giugno 2010

Una soluzione per il fango

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Monitorare le previsioni del tempo prima di una sessione di pesca fa parte del buon senso di ogni carpista. Purtroppo, soprattutto in inverno, io non faccio mai caso alle condizioni meteorologiche. Mi trovo a dover affrontare sessioni di pesca veramente impegnative, in condizioni climatiche critiche e scomode per poter pescare. In queste situazioni bisogna essere preparati al peggio ed avere un grandissimo senso di adattamento proprio come mi è capitato in una piccola sessione di febbraio.

Nella prima settimana di gennaio un caro amico mi invitò ad un enduro che si sarebbe svolto a febbraio su un canale della provincia di Latina.
Erano anni che volevo pescare li ma prima di allora non mi ero mai avventurato in quel canale, forse per mancanza di tempo ma soprattutto per mancanza di una regolamentazione valida che permettesse di pernottare legalmente.
La mia compagna di pesca che, come al solito sarebbe dovuta essere Ilaria, per quell’occasione mi diede il ben servito esattamente la sera prima delle della competizione: forse per il sesto senso femminile o per la sua precisione nel controllare le previsioni del tempo prima di ogni gara. La scusa che mi disse fu: ”amore per domani in TV hanno dato la neve a Roma ”. Ovviamente Ilaria sa che nessuna calamità naturale mi avrebbe potuto tenere lontano dalla pesca una volta che tutto fosse deciso e pronto per partire. E poi…si sà…tutti gli anni i meterologi dicono una o due l’anno che nevicherà sulla capitale ma, in realtà, non succede quasi mai. Cosi mi ero automaticamente convinto che sarei dovuto andare all’enduro da solo, poiché nessuno dei miei amici all’ultimo istante si sarebbe lanciato nell’avventura.
Ilaria continuava a dirmi: “dai senti qualcuno che viene con te” cosi mi sono fatto convincere e chiamai il mio amico, Polo Cima, quasi per gioco alle 22:00 della sera prima, accettò senza esitazione la mia inaspettata iniziativa.
La mattina prestissimo partimmo con 2 macchine, la pioggia cadeva come non mai e il cielo non concedeva neanche uno spiraglio di luce.
Lungo la strada appena usciti dal Raccordo anulare arrivò quello a cui non avrei mai creduto: la neve. Nevicava talmente tanto che sembrava stessimo in un paese di alta montagna ma in realtà eravamo a pochi chilometri da Roma.
Subito chiamai i miei amici del Big Carp Team Priverno organizzatori dell’evento informandomi sulle attuali condizioni atmosferiche della zona dove avremmo dovuto gareggiare.
Nemmeno li il maltempo ci aveva dato respiro, pioveva e faceva molto freddo, ma pensando che ci trovavamo in pieno inverno, la cosa non ci spaventò.
Una volta arrivati al punto d’incontro furono sorteggiate le postazioni e tutti in marcia per raggiungere gli spot assegnati.
La nostra postazione si trovava a circa 350 metri dall’ultimo posto possibile per poter parcheggiare. Il tentativo di attraversare la strada di campagna con le auto fini quando sia io che paolo ci arenammo nel fango. Con l’aiuto di alcuni ragazzi siamo riusciti a risolvere la situazione e pian piano abbiamo iniziato a portare tutta l’attrezzatura in spalla sul nostro spot.

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Sulla nostra sponda c’era posto per 3 coppie: una non si presentò per il tempo critico e l’altra, dopo aver visto la strada da dover percorrere e il fango da dover superare per poter raggiungere lo spot si è fatta spostare in un'altra zona. Praticamente siamo rimasti soli in uno spot per 3 coppie, impraticabile e in un tratto di canale in mezzo a due ponti isolato dal resto del gruppo.
Non è stato un enduro per me e Paolo ma una vera e propria sfida contro noi stessi.
Appena aperti i rod pod ha iniziato a nevicare anche li e mista con la neve veniva giù acqua e grandine. Il terreno in pochissimi minuti è diventato impraticabile il fango era ovunque e anche la tenda poco dopo che l’avevamo montata era piena di fango.
La prima notte è passata senza vedere un pesce, non ostante le avessimo provate veramente tutte. La mattina del giorno dopo io e paolo disperati dalla situazione scomoda ci siamo fatti venire un idea. Abbiamo comprato ad un super market dei teli di naylon che di solito si usano per mettere in terra quando si vernicia le pareti, e li abbiamo appiccicati sul fango sia dentro la tenda sia su tutto il percorso esterno per raggiungere i nostri rod pod. Correre ogni bip a piedi scalzi sul nylon era sicuramente meglio di rischiare di cadere ogni passo.
Effettivamente con questo sistema siamo riusciti a evitare cadute e scivoloni e potevamo finalmente muoverci anche per pasturare e rilanciare le canne. Il secondo giorno passa senza l’ombra di una cattura. Anche se più di una volta gli avvisatori ci hanno fatto saltare per colpa di qualche ramo che veniva giù in corrente. Per la pioggia dei giorni precedenti il canale era pieno di sporcizia e vista la sua profondità molto ridotta che variava dai 50 ai 120 cm la nostre lenze praticamente erano sempre piene di alghe.

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Dormire era impossibile ogni poche ore dopo ripetuti bip singoli c’era da tirare fuori le canne e ripulire le lenze.
La seconda notte finalmente arriva il primo e unico pesce, la mia canna parte verso le 22:00 sotto la solita pioggia battente e a cadere nel guadino è una bella regina di una diecina di kg.
Il terminale al fluoro carbon montato poche ore prima durante la notte con una boile da 10 e l’amo piccolissimo, avevano ridato il sorriso sui nostri volti.
Finalmente un sospiro di sollievo dopo 2 giorni da incubo, ormai era fatta il cappotto lo avevamo evitato e per noi era più che sufficiente.
In realtà poi il giorno seguente abbiamo saputo che grazie a quella unica cattura avevamo preso 2 premi , quello della carpa più grossa e il 4 posto.
La nostra perseveranza era stata premiata.
Al momento della chiusura dell’attrezzatura abbiamo dovuto ripulire alla meglio il tutto, e una volta arrivati a casa non è stato facile ripulire soprattutto la tenda ma in fondo il carpfishing più bello è quello che si pratica durante i periodi freddi.

Alex Bigozzi