Articolo pubblicato sul N°66 di CarpaXTutti Novembre 2010

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La presenza delle alghe, oltre ad essere un riparo sicuro per tutte le stagioni dell’anno, rappresenta per le nostre amiche un paradiso dove poter trovare un inesauribile fonte di nutrimento di vario tipo, come ad esempio le chioccioline, i crostacei o gli avannotti che cercano rifugio dai predatori.
In base alle stagioni cambiando l’ecosistema, cambiano un po’ le nostre strategie ma le difficoltà per noi carpisti in fondo ci sono sempre.
In estate il sole grazie ai suoi caldi raggi favorisce la fotosintesi clorofilliana permettendo alle alghe di crescere e occupare gran parte della superficie di molti specchi d’acqua. Infatti in estate visto la smisurata crescita delle alghe aumenta la difficoltà sia nel calare le lenze sia nel recuperare una preda, poiché insieme al peso del pesce le nostre canne devono sopportare anche il peso delle alghe.
Al contrario, in autunno, il fogliame muore e alghe morte marciscono sul fondo alterando il Ph del acqua in acido rendendo cosi difficile il ritrovamento della nostra pallina. In inverno le grandi distese di ninfee e di alghe lasciando solo radici e steli che rimangono nascosti sul fondo fino alla nuova primavera. Anche se lo stesso lago in inverno si presenta più pulito non vuol certo dire che sia più facile pescarci.
Infatti più aumenta lo spazio di manovra dei pesci più si rischia di finire incagliati in ostacoli nascosti sul fondale.

Alghe e Ninfee rendono le nostre sessioni intriganti e misteriose, costituendo una vera insidia soprattutto quando ci troviamo nel mezzo di un combattimento .
Quando si pesca a ridosso di un erbaio o di una ninfea possiamo stare sicuri che al momento della partenza la carpa cercherà rifugio nel banco di alghe, costringendoci spesso ad utilizzare un imbarcazione per poter portare il pesce a guadino.
Tantissime volte un solo pib del segnalatore può rivelarsi un avvenuta cattura. Infatti il pesce dopo aver mangiato la nostra esca spesso si infila tra le alghe e li rimane ingarbugliato senza più muoversi fino a quando non recuperiamo la canna e scopriamo la sorpresa.
Io personalmente a volte non mi limito a pescare a ridosso delle alghe, infatti molto spesso ci pesco nel mezzo utilizzando ad esempio la telecamera subacquea per posizionare l’innesco sul fondo e uno shok leader di fluorocarbon per avere una maggiore resistenza ai possibili incagli nascosti negli erbai.

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Treccia e Fluorocarbon

Pescare a lunghe distanze con il nylon, non è certo una buona idea poiché essendo molto elastico, più aumenta la quantità di lenza fuori dal mulinello più aumenta l’elasticità del nylon. Di conseguenza quando un pesce abbocca al nostro innesco e si infila nelle alghe più vicine non sempre l’avvisatore riesce a segnalarci l’abboccata. In più il nylon avendo una forma arrotondata e morbida non riesce a tranciare le alghe che sono sulla nostra lenza impedendoci il recupero della preda.
Per questo in presenza di alghe come tutti sanno, è consigliabile usare la treccia.
Una caratteristica fondamentale della treccia è di riuscire a tranciare le alghe che rimangono sulla lenza con facilità grazie alla sua rigidità e alla sua composizione. Più il nostro trecciato è fino più facilmente lacera alghe e foglie di ninfee dandoci il pieno controllo sui movimenti della nostra preda permettendoci così, la pesca a lunga distanza anche tra le alghe.
La treccia però ha una controindicazione. Oltre a tagliare le alghe lacera anche i pesci. Infatti è buon senso di ogni Carpista non utilizzare una lenza di treccia diretta fino al piombo, ma inserire un tubetto in silicone o un leadcore lungo almeno 80 cm nella parte finale della lenza. In questo modo possiamo evitare che il trecciato entri a diretto contatto con la carpa arrecandogli dei danni e addirittura delle amputazioni.
Se abbiamo a che fare con uno specchio d’acqua cartterizzato da alghe filamentose o a foglie che, non abbiamo grossi bulbi o grosse radici, una lenza interamente in treccia è l’ideale. Ci da la possibilità di tagliare durante il recupero tutte le alghe fino all’ultimo metro di lenza, dove per la presenza del leadcore o del tubicino in silicone rimarrà solo un piccolo quantitativo di alghe che non ci darà tanto fastidio.
Attenzione però, quando invece si ha a che fare con alghe che hanno grosse radici ramificate o grossi bulbi nascosti sott’acqua, questi veri e propri rami sommersi, tipici soprattutto delle ninfee, pescare con la treccia diviene alquanto rischioso perchè se la treccia vi rimane incagliata tenderà a spezzarsi in un attimo.
Purtroppo il punto debole della treccia è proprio l’immediata rottura nel abrasione contro oggetti duri.
Quindi l’utilizzo delle treccia è consigliato per la pesca a lunga o corta distanza in luoghi dove difficilmente si possono trovare ostacoli duri che possano spezzare la nostra lenza.
Nel caso in cui invece ci troviamo ad affrontare uno specchio d’acqua dove oltre alle alghe troveremo alberi sommersi, sassi, o le stesse radici delle ninfee utilizzare un nylon come shok leader di un buon diametro ci da la possibilità di avere qualche shance in più nel caso di incaglio in uno di questi ostacoli duri.
Da un po’ di tempo ho iniziato ad utilizzare uno shock leader lungo una diecina di metri in fluoro carbon di grosso diametro tra i 40-50 mm. Ottenendo un elevata resistenza all’abrasione e la sicurezza di non stuccare la lenza.
Purtroppo ogni volta che si deve recuperare una cattura, bisognerà faticare un po’ almeno nell’ultimo tratto dove ci sarà il nostro fluorocarbon che a differenza della treccia non ha la capacità di tagliare le alghe, ma vi assicuro che è meglio faticare un pò per ripulire la lenza piuttosto che stuccare un pesce che magari poi rimarrà incagliato sul fondo.
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Telecamera

La prima volta che ho sentito parlare della telecamera subacquea per calare gli inneschi , mi sono fatto delle grosse risate.
Per quanto possa però sembrare assurdo il Carpfishing è l’evoluzione della pesca, ancora oggi a tutti capita di vedere il nonno che si mette vicino a noi con la cannina il campanello e la polenta prende due tre carpe e ci lascia nel nostro cappotto con battutine simpatiche.
La nostra però è una vera pesca di selezione, che ha bisogno di nuove innovazioni per poter insediare le grosse carpe in luoghi sempre nuovi.
Effettivamente anni addietro nessun pescatore di carpe avrebbe mai pensato di portare le lenze a 200 mt da riva, o utilizzare quello che per noi è consuetudine, cioè la pesca ad amo scoperto (hi Rig).
Grazie alla telecamera oggi possiamo vedere cosa si cela sul fondale e riconoscere facilmente alberi, alghe, sassi e qualsiasi altra cosa ci sia sotto la superficie dell’acqua.
Fino ad un anno e mezzo fa mi affidavo soltanto all eco, ipotizzando teorie sulle linee del fondo, oggi, posso dire di aver spesso scambiato oggetti per altri.
Utilizzare una telecamera subaquea per calare l’innesco ci da anche la possibilità di essere sicuri che il nostro terminale arrivi ben posato e in piena zona pasturata, cosa molto fondamentale quando invece di limitarsi a pescare a ridosso di una ninfea, ci si pesca proprio nel mezzo.
Molto spesso dopo giorni di cappotto mi sono trovato ad uscire con la telecamera per vedere se sullo spot pasturato c’erano ancora le mie boiles e spesso mi sono trovato davanti all’evidenza del fatto che le carpe avevano spazzolato tutto e lasciato li il mio amo, questo magari perché la forte pressione di pesca rende ogni giorno i pesci più furbi, ma prese le giuste accortezze la sessione è finita con diverse catture.

Perché Pop-Up

In presenza delle alghe spesso la pop-up si è dimostrata una valida alleata! Ovviamente pescare a pochi centimetri dal fondo con un terminale pop up molto mobile e soprattutto che affiora qualche centimetro sopra il limo rende molto più immediata da parte della carpa, l’individuazione della presenza di cibo. La carpa viaggia tantissimo in mezzo alle alghe perché è proprio li che si nutre. infatti una boiles leggermente alzata dal fondo, che si muove ai colpi di coda insieme alle alghe è un appetibile bersaglio.
In alcuni casi più il terminale a mobile più il risultato e soddisfacente.
Mentre in alcuni specchi d’acqua e in alcuni periodi dell’anno quando le alghe in putrefazione ricoprono il fondale, “fenomeno facilmente riconoscibile dal piccole alghe nere molto fragili e molto puzzolenti che rimangono sui nostri terminali” l’utilizzo di una pop up molto alzata da terra renderà sicuramente più di una pop-up posizionata a pochi cm dal fondo o di una boiles affondante che facilmente si confonde sul fondale puzzolente.

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Un consiglio

Ogni volta che si cala una lenza dalla barca soprattutto in posti dove si sa per certo di avere a che fare con un fondo algoso , applicare un piccolo fiocco di PVA ci aiuta a far si che il nostro terminale nella discesa non rimanga incagliato in qualche foglia.
Piano piano che il fiocco di PVA si scioglie il nostro amo che tende a galleggiare si adagierà dolcemente sul fondo rimanendo posiziona superficialmente a piccole alghe filamentose, limo e perchè no anche fango.


Alex Bigozzi