Articolo pubblicato sul N°62 di CarpaXTutti Novembre 2010

Fuori dagli schemi

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In questi ultimi anni mi è capitato più di una volta di notare che la cosi detta soluzione fuori dagli schemi abituali di pesca portasse a dei risultati che difficilmente si ottengono mantenendo per mesi la stessa strategia per insediare le carpa.
Forse perché le nostre acque sono sempre più bersagliate da carpisti che ogni giorno aumentano a vista d’occhio, portando le nostre amiche carpe a diventare sempre più abili nel riconoscere l’insidia nascosta dietro ai nostri inneschi.
La ricerca di nuove strategie fa parte della nostra stessa evoluzione come carpisti e quello che spesso diamo per scontato limita le nostre capacità di sfruttare i nostri spot al massimo.
Ultimamente nelle mie sessioni sto dando spazio a tante piccole probabilità che prima non consideravo, ponendomi delle domande all’inizio di ogni nuova sessione.

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Dove lanciare?

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Ognuno di noi ha un esperienza diversa , ma quando arriviamo in riva ad uno specchio d’acqua però, tutti notiamo l’albero sommerso, il canneto o il rigiro che un fiume fa magari proprio sotto i nostri piedi.
Cosi tutto diventa chiaro!
Sappiamo benissimo in base a questi dettagli dove calare le nostre esche.
Ma quante volte ci sbagliamo e la nostra sessione diventa un rebus impossibile da risolvere che ci porta ad un inesorabile cappotto?
Più di una volta mi sono trovato in questa situazione e la domanda che poi mi tormenta è: “come è possibile?” la sicurezza di star facendo bene magari basandoci su esperienza passate non è sempre valida , quando cappottiamo spesso la colpa è solo la nostra perché con leggerezza abbiamo tralasciato tante situazioni dandone per scontate altre , come magari posizionare una canna dove noi a prima vista non l’avremo mai messa.
Ricordo questa estate dalle mie parti, in tevere quando in pieno luglio nessuno catturava per il troppo caldo che nel primo pomeriggio infuocava il fiume. La mia canna appoggiata davanti allo sbocco di un canale sul acqua di 70 cm partiva ogni 20 minuti, come se stessi pescando in uno spot pasturato da mesi.
Non avrei mai messo li una canna visto gli alberi sulla mia destra e il rigiro che avevo pochi metri davanti a me dove avevo le altre due canne e invece quella canna alla quale non davo speranza mi ha dato la possibilità di catturare 6 pesci in un pomeriggio di agosto dove nessuno catturava nulla!
Posizionare i nostri inneschi in situazioni meno ovvie spesso ci da la possibilità di differenziarci dalla rutine.
Quando si affronta uno spot nuovo ci si affida molto ai consigli di chi prima di noi già lo ha pescato, e ci si prepara ad affrontare la sessione nella stessa maniera nella quale ci viene presentata.
Questa estate a Fimon sono partito che già sapevo che dovevo trovare un buco tra le alghe verso la metà del lago dove calare le lenze e che avrei preso pesci soltanto durante la notte! Perlomeno è cosi che mi era stato presentato da tanti amici uno spot dove io non avevo mai pescato.
In realtà dopo 23 che ero di pesca mi è partita una canna calata a 70 mt da riva in mezzo alle alghe nel pieno mezzogiorno, e il risultato è stato una splendida specchi di oltre 20 kg.
Queste e tante altre esperienza mi hanno insegnato a non dare mai nulla per scontato e che bisogna valutare ogni spot nella sua totale possibilità senza mai tralasciare quei piccoli punti dove secondo noi le carpe non vanno, perché è proprio li che magari si nascondono i pesci più furbi.
Magari proprio quei pesci che più di una volta hanno già sentito il pungente sapore di un amo da carpfishing.

 

Cosa innescare?

Tutti noi abbiamo le nostre esche preferite, quei cavalli di battaglia che più di una volta ci hanno risolto la pescata, boiles che magari in un determinato spot hanno dato risultati ottimi e per questo noi continuiamo ad innescarle ovunque andiamo. Bisogna però ricordarsi che ogni luogo ha delle sue caratteristiche specifiche che mutano all’improvviso influenzate da tantissimi fattori.
Le esche che magari usavamo in primavera non catturano più in inverno e quella boiles che in estate non ci ha dato soddisfazione , in inverno potrebbe risultare l’esca vincente!
C’e anche da considerare che in alcuni luoghi dove la pressione di pesca è molto elevata la cosi detta “esca novità”, cioè quella boiles che non è mai arrivata in acqua fino al nostro arrivo riesce sempre a fare la differenza. Forse perché i pesci non hanno cattivi ricordi collegati al gusto della boiles o magari semplicemente perché rispetto a boiles già conosciute, quella nuova stimola particolarmente la curiosità delle nostre care amiche.
Essendo un Field Tester della BestOne nel 2009 ho avuto il piacere di provare le esche della enterprise, esche completamente di plastica, ma che riproducono talmente bene l’originale che io stesso a volte le scambio per esche naturali, un chicco di mais Pop-Up in plastica rende molto più di un chicco di mais vero, dura in eternità escludendo i vari problemi soliti come pesci di disturbo, gamberi ecc.ecc.
E se si poggia il terminale su una zona pasturata si ha la certezza di stare perfettamente in pesca e di poterci rimanere per giorni.
In questo caso l’inganno che celiamo dietro il nostro innesco è ancora più accattivante e sfrutta in modo particolare quello che io chiamo effetto visivo, cioè una carpa che conosce il mais, le boiles, il bigattino, o qualsiasi altra esca vera ,vederla sul fondale gli basta per aspirarla, specialmente se poi si pesca sopra della pastura.
Variare le nostre esche di luogo in luogo di sicuro ci fa catturare di più dandoci la giusta apertura mentale per capire che in base a tanti piccoli fattori ogni spot ha una sua particolarità e di conseguenza un esca migliore o peggiore da altri spot simili.
Tenere pacchi di boiles che ci hanno deluso , chiusi nella borsa per mesi spesso ci limita. Magari la pallina magica è proprio li che ci aspetta mentre noi ignari andiamo incontro al cappotto.

Quale montatura?

Se facciamo un piccolo passo indietro di qualche anno ci possiamo rendere conto di come le molteplici montature da carpfishing si siano standardizzate solo ed esclusivamente sulla classica montatura piombo a perdere o “bolt rig”.
Giustamente il bolt rig è un ottima soluzione ma nasce per delle esigenze particolari, se peschiamo in un fiume, o in un luogo ricco di incagli, il bolt rig fa si che la nostra lenza si liberi facilmente senza lasciare che la carpa rimanga appesa ai rami. Oppure ci da la possibilità di pescare su una sassaia e al momento della ferrata anche se il piombo rimane tra i sassi la nostra lenza si libera lasciando a noi il combattimento con il pesce.
Purtroppo sistemi come l’elicopter rig sono ormai considerati obsoleti, e la pesca a lancio pian piano sta svanendo. Lasciando spazio solo ed esclusivamente alla posa delle lenze con l’utilizzo di un imbarcazione.
Infatti ci sono tanti carpisti che per quanto possa sembrare assurdo non sanno lanciare.
Personalmente preferisco sempre evitare , dove è possibile la barca perchè sono più che convinto che non esiste nulla di più invasivo per le carpe sospettose di un carpista che gli dondola in superficie , gettando in acqua decine di kg di granaie.
Dove lo spot me lo concede anche se devo pescare a distanze elevate preferisco tornare ai vecchi metodi utilizzando gli immortali elicotter-rig,
accessori come i roket o i cobra sono fondamentali per la nostra tecnica . specialmente il cobra se usato con la testa ci consente di tenere sotto pasturazione costante il nostro spot, disturbando il meno possibile.
Quando la distanza di pesca invece non è tanta , e il fondale è libero da alberi o incagli vari la montatura che prenderà la meglio in tutte le sessioni è sicuramente la montature inline.
Questo perché pescando a corte distanze possiamo utilizzare piombi più leggeri e con l’utilizzo di back lead stendere la lenza il meglio possibile per nascondere la nostra presenza alle care carpe.
Ognuna di queste tre montature ha un suo scopo preciso, e se utilizzata nella giusta maniera ci può dare modo di ottenere piccole o grandi soddisfazioni in più.


riassumendo

Grazie a queste piccole generalità più di una volta l’ho spuntata, quando vado a pesca con qualche amico mi rendo conto di essere l’unico che fa caso a cose futili che molti sottovalutano, utilizzando sempre le stesse strategie per ogni sessione. Differenziarci in pesca però fa di sicuro la differenza.

 

Alex bigozzi Team BestOne